Se siete tra quelli che vorrebbero una piscina senza cloro?

Sappiate che le alternative sono molteplici!

Ci sono 4 fattori fondamentali da tenere in considerazione durante la scelta del trattamento di disinfezione per l’acqua della propria piscina:

  • velocità di azione del sistema disinfettante
  • spettro di azione più ampio posibile sulle varie specie microorganiche
  • capacità ossidante
  • assenza di tossicità per i bagnanti

IPOCLORITO DI SODIO

L’ipoclorito di sodio viene utilizzato sin dal 1960, soprattutto nelle piscine pubbliche, ed è uno dei prodotti maggiormente conosciuti e diffusi per la disinfezione dell’acqua. Disponibile in forma liquida con concentrazioni di circa 14-15%, è comunemente venduto in taniche da circa 20 litri: è quindi ingombrante e richiede un apposito spazio per l’immagazzinamento. È raccomandato l’impiego di un sistema di dosaggio automatico, ad esempio pompe dosatrici peristaltiche o elettromagnetiche, poichè, non contenendo acido isocianurico come stabilizzante, l’ipoclorito di sodio tende ad aumentare il valore del pH, richiedendo di conseguenza una maggiore quantità di acido per riportarlo ai valori ottimali.

IPOCLORITO DI CALCIO

L’ipoclorito di calcio contiene solitamente il 65% di cloro disponibile, ma alcuni prodotti arrivavano anche al 70-80%, ed è venduto sotto forma di pastiglie che rilasciano il cloro in 5/6 ore, con appositi dosatori o in forma granulare. Sul mercato è presente anche il formato in pastiglie stick da 300 grammi a lenta dissoluzione che vanno inserite negli skimmers ogni 2/3 giorni circa. L’ipoclorito di calcio permette di fare trattamenti shock o superclorazioni nei casi in cui si riveli indispensabile una clarificazione dell’acqua in tempi brevi. A differenza del cloro liquido, che decade nel tempo come cloro attivo, questo disinfettante garantisce maggiore stabilità nel tempo.

ELETTROLISI AL SALE

Il cloro può essere prodotto anche in loco tramite il sistema elettrolitico a sale: partendo da una quantità irrisoria di normale salgemma, pari a circa 4/5 grammi per litro, è infatti possibile ottenere disinfettante nella quantità e nei tempi richiesti a una disinfezione appropriata (ad esempio una piscina da 70 m³ richiederà circa 350 kg di sale). Un apposito indicatore di salinità segnala la dose di sale da aggiungere, il quale deve essere reintegrato solamente in parte: al termine del processo di elettrolisi, infatti, non consuma sale, ma una quantità minima di acqua. Una piscina outdoor, delle dimensioni indicate in precedenza, consumerà approssimativamente 35 kg di sale all’anno, ovvero circa il 10% della quantità iniziale.

Alcuni sistemi di elettrolisi, all’interno della scatola di alimentazione contengono anche dei dispositivi per il controllo del pH, oltre che del potenziale ossidante e, di conseguenza, della quantità desiderata di cloro attivo. In questo modo si potrà evitare, almeno in parte, il controllo manuale di questi parametri. Tutti questi dispositivi arrestano/avviano in automatico la produzione di agente disinfettante quando viene raggiunta la soglia di pH rispettiva (il funzionamento risulterà ottimale con un livello di pH pari a 7.2).